Guardo le montagne e i fumi dalla mia finestra di un’estrema periferia bolognese e penso. Penso a quanti passi ho fatto in tutto quest’anno, in quest’anno che è volato. È volato come questa rondine un po’ spaesata che sembra cercare il suo gruppo. È volato tra una strana frenesia, tra progetti che mai mi sarei aspettata di percorrere e intraprendere. È volato. Ha percorso oramai non so più quante pagine di manuali di diritto, e ancora mi stupisco di farcela. È volato tra tramonti e ciminiere, tra baci e quelli mancati, tra chiacchierate inaspettate, tra parole di troppo e alcune non dette. Tra moderazione e qualche eccesso. Tra i passi di un paio di converse nere che ancora non ho capito se so davvero portare. Tra contratti firmati e primi stipendi. Tra la voglia di rischiare e la paura fottuta di deludere. Tra amici che se ne vanno, delusioni e tutte le persone bellissime che ho incontrato e mai mi sarei aspettata di farlo.
Tra i diecimila passi e l’ignoto che mi spaventerà sempre. Tra i miei sorrisi finti che non so nemmeno io cosa nascondono e il ridere di gioia con le amiche di sempre. Tra i nastri di inaugurazione, i pianti di emozione e quella voglia di fare, di non stare mai fermi.
Ho imparato, sono cresciuta, sono cambiata. Mi sono buttata tante volte e altre non sono ancora riuscita a farlo. Mi sono cullata e fatta allentare le corde tra le note di Buscaglione, perché come dice mia nonna “fa ballare e allontare pensieri brutti”. Ho imparato a fidarmi di più di me stessa e degli altri.
Mi sono riscoperta e ho, a mia volta, riscoperto le persone che mi erano accanto.
Mi sono nascosta tra le parole, proprio come ora, perché mi sanno sempre salvare. E che ho capito: è quello di cui voglio campare. E quindi mi tocca ancora rispondere a tutti i parenti che no, non faccio giurisprudenza per diventare un avvocato. E a volte stare zitta e pipparmi lo spiegone sulla vita da giuristi incalliti. Penso ai miei nipotini, ai loro occhi vispissimi e ai loro sorrisi.
Guardo ancora la mia finestra a Casteldebole, penso alla bellezza che ho lasciato andare via, penso ai rischi che mi sono presa di nuovo per non rimanere mai in una qualsiasi comfort zone e tra i rimorsi. Penso ai gatti della signora Gianna, l’anarchica, che mi faceva accarezzare, perché a detta sua poteva farlo fare solo a me “che si vede quanto ti piace la vita”. Penso al mio cumulo di parole negative e disprezzi che mi sono state rivolte in questi mesi, penso alle parole di troppo che ho detto anch’io. Penso agli <<scoraggiatori>>, a quanto mi costa spiegare visioni e sogni collettivi. Penso alla mia famiglia, a casa mia. Penso a Calvino al tramonto, alle ripetizioni di fretta, alle ansie, a quelle che verranno. Ai consigli che ricevo e non so sempre se voglio, a quelli che do e che a volte vorrei non dare, alla persona che vorrei accanto e che non so prendermi.
Penso a quanto sia bella la vita, così com’è.
È volato. È volato, e io da buona paranoica penso già al prossimo, a cosa mai mi attenderà. Ma come mi ha insegnato mio nonno, lascio che il seme faccia il suo corso: mi godo la terra.

https://youtu.be/R0_JrZnqU4E

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